More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  ●••๑☞ Lä ЃЄяяã Alðїlä Dє...PhotosProfileFriendsBlog Tools Explore the Spaces community

Blog

7/5/2008

Solitudine

...Le due Impronte...
 
    

Grido la mia solitudine al mondo

in silenzio,

come la zampa del lupo che nella neve affonda.

È un'impronta,

che presto il sole del mattino scioglierà.

E di essa resterà solamente il ricordo,

il passaggio,

di un lupo solo,

con la sua malinconia.

Questa mia rapida solitudine grido al mondo

e dal mondo nulla voglio

se non il suo silenzio.

Che sappia, per una volta soltanto il mondo,

ascoltare il mio grido muto.

Che sappia tacere almeno solo l'attimo

in cui la zampa affonda nella neve.

Un breve istante, in cui decidere tranquillo

dove lasciare l'impronta.

Ah, in quell'istante in cui il mondo tace ogni sua parola

ascoltare l'unico suono della malinconia:

il crepitio lieve della lacrima,

che accanto alla zampa muore nella neve.

Due impronte,

ecco l'eredità di un lupo.

La solitudine soltanto potrà vederle e capire

ma per il mondo

saranno come due sputi sull'acqua,

pronti ad affogare al primo raggio di sole.

 

  

              ..Aragorn..

11/20/2007

Tramonti

...Tramonti...  

  Un giorno incontrai una Donna.
Era sola e seduta ai piedi di un tramonto. Guardava quella luce come se ne fosse parte.
Sedetti accanto a lei, come se me lo avesse chiesto.

Mi parlò, ma senza che le sue labbra si schiudessero, né che i suoi occhi mi guardassero.

Fissava la luce, ed io, in essa, vedevo i suoi occhi, udivo le sue parole.

Non mi chiesi, in quell’attimo , chi fosse, perché ci conoscevamo.
Sapevo di conoscerla da sempre, così come lei conosceva me.
Quell’attimo era cosi e niente poteva cambiarlo.
“Perché sei triste”  mi chiese.
“Non sono triste” risposi “sono confuso”.
“Perché mai e da chi?” continuò.
“Son confuso dall’amore. Non capisco più che cosa sia e ne ho paura.

Se non devo credere alle parole,

se non devo credere a ciò che vivo e percepisco come vero, a che cosa devo credere?” risposi
“Che assurdo, l’amore non è nemico, o forse tu ora credi che lo sia?”
“Non lo so” risposi  “sono confuso e amareggiato”.
“Ascolta e cerca di capire” disse.
“Se noi siamo, è perché un atto d’amore ci ha creati. È l’amore il fuoco della nostra vita.
Senza di esso si è aridi e spenti.

Non c’è luce negli occhi, non c’è caldo nel cuore, non c’è gioia sulle labbra”.
In quel momento sentii più forte la sua luce.
“Attento!” continuò.
“Il vento gioca con i fiori, li dondola gioiosi, porta loro la carezza della terra,

ma se essi non hanno forti radici, il vento li strappa dalla loro terra ed essi muoiono.

Così è l’amore.

Gioca con noi, ci dondola nella gioia e porta a noi il più bel frutto della vita,

ma se noi non abbiamo animo forte, esso ci schiaccia e noi piangiamo lacrime d’amore ormai perduto”.
“Che devo dunque fare io?” domandai.
“Tu figlio, tu devi solo amare. Ma amare l’amore, la vita.

L’Amore che tu insegui soffierà altrove, su altri prati e si fermerà quando le sue radici lo sapranno sostenere.

Soffierà via perché è attraverso te che ha scoperto l’amore e ti ringrazierà volando via.

Ora non capisci ma un giorno sarà tutto chiaro. Devi esserne felice”.
E mentre il sole, sempre più rosso, si calò nel mare, quella Donna svanì con esso.
Solo oggi, davanti a questo sole che nasce, ho capito di aver incontrato L’Amore.

  

              ..Aragorn..

10/17/2007

Edward Mani di Forbici

...E' proprio la sua diversità a renderlo straordinario ma tristemente incompreso...

E' qui che ho visto per la prima volta la luce
in questo
Castello solitario ed inquietante,

in questo mondo onirico ed ovattato..

Sono la brutta copia di un essere umano

creato da un vecchio e geniale inventore..

una macchina per tagliare ortaggi a cui

sono stati donati un cuore ed un’anima..

Le mie mani.. è questa la mia diversità..

… Non mi ha finito...

.

Certo il mio aspetto non è dei più comuni,

ma son le mie mani ad essere diverse da quelle degli altri.

Al posto di dita morbide e calde, lame fredde e affilate

che distruggono sempre ogni cosa che toccano..

Vivere con la  tristezza di non poter mai fare una carezza..

Di non poter mai tenere fra le mie braccia qualcuno..

Di non poter chiudere i pugni dalla rabbia..

Non posso stringerla a me senza farle del male..

… Perché non mi ha finito…

 

Non comprenderò mai la gente, ero amato ed apprezzato

dando a piante e a siepi forme fantastiche più originali

E ora mi hanno già voltato le spalle,

ritenendomi non solo un diverso, uno storpio,

ma addirittura un mostro spaventoso e incontrollabile..

E ho cominciato a correre, il più veloce possibile

Inseguito dalla folla inferocita che si diceva mia amica

Lasciando solo lacrime sul mio cammino..

… Non mi ha finito…

 

Ed eccola, bellissima ammantata da un velo bianco

viene a farmi visita per l’ultima volta..

mai le mie orecchie udiranno parole così dolci..

è proprio vero che la magia del mondo

risiede ancora nelle parole “ti amo”

Anche se il mondo è lugubre e fa paura,

io saprò che c’è ancora un barlume di speranza là fuori,

e chiuso nel mio castello l’attenderò in eterno..

… Non mi finirà mai…

 

  - Come fai a sapere che lui é ancora vivo?

- Non lo so... Non lo sono sicura ma credo che lo sia.. 

Vedi, prima che lui venisse in questa città la neve non era mai caduta..

E dopo il suo arrivo... é caduta..

Se ora lui non fosse lassu' non credo che nevicherebbe così..

A volte.. puo' vedermi ancora ballare tra quei fiocchi!!!

 

              ..Aragorn..

9/26/2007

La luce delle stelle

...La luce delle stelle...

- Raccogli una stella - disse il vecchio.

- Non ne vedo neanche una. E' mezzogiorno, e le stelle fanno capolino solo alla sera

- Dunque mi stai dicendo che le stelle esistono soltanto di notte?

- No, nient'affatto. Se ne stanno là, da qualche parte. Solo che non riesco a vederle

- Non sei ancora capace di attraversare i muri di cristallo, vero?

- Prego?

- Chiudi gli occhi, mia cara - suggerì l'Ammiraglio.

Lei li chiuse dolcemente.

- Durante il giorno, le stelle se ne stanno quatte quatte ad aspettare la notte per mostrare la luce. Ma loro brillano sempre, di giorno e di notte. Che cosa vedi, Paola?

Paola sorrise. Aveva ancora gli occhi chiusi.

- Che cosa vedi?

Lei sorrise di nuovo
- Mi creda o no, Ammiraglio, ora guardo milioni e milioni di stelle!

- Le stelle aspettano la sera per mostrare la loro luce o sei tu a lasciarti trasportare dalla notte in pieno giorno?

Il guardiano del faro strinse forte le mani di Paola nelle sue
- Tu hai appena attraversato un muro di cristallo. Non aprire gli occhi. Continua a fissare con la mente la tua magnifica notte stellata. E fra tutte le stelle del tuo cielo, raccogline una e fa, che Ia tua vita diventi la sua luce. Poi trasformala in una stella tanto speciale, tanto bella che tutte le stelle del cielo per un attimo smettano di brillare, soltanto per un istante, al solo cospetto di tanta luminosità

- L'ho presa! - gridò Paola.

- Bene! - rispose l'Ammiraglio - Ora è tua, per sempre. Dipenderà soltanto da te mantenerla viva e brillante per il resto della vita, giorno e notte. Lei sarà lì per te, sempre. Anche quando la tempesta è forte, e la tavola da surf si schianta contro gli scogli. E anche quando t'innamori e impari ad amare, quando ti specchi in lui e lui in te... lei è sempre là. Ma più di tutte le altre - precisò l'uomo - la tua stella brillerà quando ti lascerai trasportare sulle ali dei tuoi sogni.

- Proprio come la luce del suo faro - osservò lei.

Da "Il Guardiano del faro"
di
Sergio Bambarén

              ..Aragorn..

8/11/2007

Stella del Vespro..

...Stella del Vespro...

  
ARWEN:
Perché temi il passato? Tu sei l'erede di Isildur, non Isildur stesso. Non sei legato al suo destino.

ARAGORN: Lo stesso sangue scorre nelle mie vene. La stessa debolezza.
ARWEN: Il tuo momento arriverà. Affronterai lo stesso maligno. E tu lo sconfiggerai.
A si i-Dhúath ú-orthor, Aragorn. Ú or le a ú or nin. (L’Ombra non domina ancora, Aragorn.. Non sopra di te e non sopra di me.. Ti ricordi il momento in cui ci siamo incontrati per la prima volta?)
ARAGORN: Nauthannen i ned ôl reniannen (Pensavo di essermi perso in un sogno)
ARWEN:
Gwennin in enninath.. Ù-'arnech in naeth i si celich. Renich i beth i pennen? (Lunghi anni son passati.. Tu non avevi la preoccupazione di andare avanti.. Ti ricordi la parola che ti dissi?)


ARAGORN: Hai detto che ti saresti legata a me, rinunciando all'immortalità del tuo popolo.
ARWEN: E a questo mi attengo. Preferirei dividere una sola vita con te, che affrontare tutte le Ere di questo mondo da sola. Io scelgo una vita mortale.
ARAGORN: Non puoi darmi questa.
ARWEN: È mia, da donare a colui che desidero. Come il mio cuore…

ARWEN: La luce della Stella del Vespro non cresce nè diminuisce. È mia, da donare a colui che desidero. Come il mio cuore. Dormi..
ARAGORN: Io sto dormendo. Questo è un sogno..
ARWEN: Allora è un bel sogno.. Dormi..
ARAGORN:
Minlû pedich nin i aur hen telitha (una volta tu mi dicesti che questo giorno sarebbe venuto).
ARWEN:
Ú i vethed nâ i onnad. Boe bedich go Frodo. Han bâd lîn (non è la fine...è l’inizio. devi andare con Frodo. questa è la tua via)..
ARAGORN:
Dolen i vâd o nin (il mio sentiero mi è nascosto).
ARWEN:
Si peliannen i vâd na dail lîn. Si boe ú-dhannathach (esso è già segnato. non puoi ritirarti ora).
ARAGORN: Arwen...
ARWEN:
Ae ú-esteliach nad, estelio han, estelio ammen (se non ti fidi di nient’altro... fidati di questo... fidati di noi).


Dall'oscurità io capisco la notte

I sogni fluiscono, una stella risplende

Ah! La desidero quella stella

 

Guarda! Una stella si erge dall'oscurità

La canzone della stella incanta il mio cuore

Ah! La desidero…

              ..Aragorn..

7/1/2007

Fine di tutto..

Cadono i minuti
Dal cielo dei ricordi

E tu prendi forma
Anche nella realtà.
Ti sei fatta pensiero
Minuta e solitaria
Ti sei nascosta in me
E tra le pieghe del mio cuore
Parli sottovoce
Parli a piena voce
Parli e non ti fermi mai.
E ti respiro all’aria
T’intuisco in sogno
Ti rincorro al vento
O su un mare che non hai.
Burrasca di parole tue
Burrasca di pensieri miei
Mare tempestoso
Di pura gelosia.
E non sei più mia
Questo non l’accetto
Non l’accetterò mai.
Tu che vai via
In un sogno non più mio
Tra le labbra di qualcuno
Che non ti ha sognato mai.

E io inseguo i sogni
E le lancette partoriscono i ricordi
Il tempo prende forma
E il tuo viso è di fronte a me
E le tue labbra da baciare
Le tue parole da impastare:
Dolcezze e tenerezze
Promesse dimenticate
Sogni assassinati
Col ricordo che ho di te
Col dolore che ho di te.
T’impasto tutto questo
E ti lancio via.
E non ti voglio più...

5/19/2007

Ritornare a Volare..

...Ritornare a Volare...

 

Tempo fa’ c’era il cuore di un bambino
che batteva a più non posso, senza sosta,
volenteroso della ricerca di un amore perduto
Una volta sapeva tutte le favole di bambino,
narrava di cavalieri e di eroiche gesta

per l’amore di una principessa lontana..
Un tempo c’era il sogno di un bambino,
offuscato dall’ombra di un mondo incantato,
ma cresciuto troppo in fretta per poterlo realizzare.
Una notte, un vecchio orologio malconcio
rintoccava la mezzanotte ripetendo dodici volte
di aver ingannato il tempo..

Oggi ho desiderato quel tempo, quella notte,
l’epoca in cui imparai a volare
e in cui mossi i miei primi passi fuori
dalla grande finestra spalancata
per volare verso un sogno infinito
lontano oltre il mare d’argento
alla ricerca del battito del cuore

vergine delle delusioni incontrate


Fede e Speranza mi hanno condotto qui
è ora di tagliare la fune e volare
è ora di tornare indietro nel tempo
e seguire il pallido chiaro di luna
mentre apre lo scrigno un’altra volta
l’oscuro scrigno delle meraviglie
visto attraverso gli occhi
di colui che ha ancora il cuore puro
come una volta
così lontano nel tempo
per rivedere ciò che il mondo mi ha rubato
così che questa notte io lo possa riportare indietro..

non sarò più spaventato di essere debole
non sarò più troppo fiero di essere forte
guarderò solo nello scrigno del mio cuore,

amico mio, ascolta i miei consigli..
se vuoi, inizia a ridere
se devi, inizia a piangere
sii te stesso non ti nascondere,
credi nel destino, e nelle cose che avverranno,

chiudi gli occhi e ritorna a sognare,
non preoccuparti di ciò che dice la gente,
segui solo la tua strada..
non rinunciare a sperare..

non perdere la possibilità
di ritornare all’innocenza ..

non è l’inizio della fine
è il ritorno a te stesso
il ritorno all’innocenza..

              ..Aragorn..

2/22/2007

..Astolfo..

Astolfo sulla Luna

"Nulla mai nell'universo va perduto. Le cose perse in terra, dove vanno a finire? Sulla Luna. Nelle sue bianche valli si ritrovano la fama che non resiste al tempo, le preghiere in malafede, le lacrime e i sospiri degli amanti, il tempo sprecato dai giocatori. Ed è là che, in ampolle sigillate, si conserva il senno di chi ha perduto il senno, in tutto o in parte.

"La Luna quella notte passava proprio vicino alla montagna. Astolfo e san Giovanni Evangelista, salendo sul carro d'Elia, vedono il corno lunare farsi enorme e la Terra, là in basso, impicciolire, diventare una pallina. Per distinguervi i continenti e gli oceani, Astolfo deve aguzzare le ciglia.

"Passando la sfera del fuoco senza bruciarsi, entrano nella sfera della Luna, d'acciaio immacolato. La Luna è un mondo grande come il nostro, mari compresi. Vi sono fiumi, laghi, pianure, città, castelli, come da noi; eppure altri da quelli nostri. Terra e Luna, così come si scambiano dimensioni e immagine, così invertono le loro funzioni: vista di quassù, è la Terra che può essere detta il mondo della Luna; se la ragione degli uomini è quassù che si conserva, vuol dire che sulla terra non è rimasta che pazzia"

 

(Orlando Furioso raccontato da Italo Calvino).

 

Aspetterò
La luna per partire
Cavalcherò
Le nuvole...

Finché sarà
Davanti a me
Quel senno che non trovi più

Affogherò
In un mare che pesci non ha
Ma io saprò resistere

Finchè sarà
Davanti a te
Quel senno che perdesti tu

Sotto la sabbia
Continui a pensare
All'angelico volto
Di chi ti ferì un giorno

Tornerò
Ti giuro ti guarirò
Per sempre..
Per sempre..
Per sempre..
..PER SEMPRE..

              ..Aragorn..

1/19/2007

Lilith la Nuovaluna

Lilith, La Luna Nuova

...Si racconta ancora di come un tempo, quando il cielo era una sola cosa con il mare, la luna fosse padrona degli spazi e dividesse a metà con il sole l’intero giorno; entrambi padroni del cielo, accarezzavano il mondo senza sosta, abbandonandosi spesso alle brezze del mattino oppure scaldandosi a vicenda per i freddi venti della notte.

Erano giorni incantati, ogni cosa aveva il suo giusto equilibrio e tutti ne gioivano, sorridevano, erano felici, sapevano che ad ogni lacrima sarebbe seguito un sorriso e ad ogni sorriso un motivo in più per ricominciare. 

Il sole era il primo a far capolino tra le nuvole, svegliava la luna con una carezza e tenendola per mano, iniziava a scaldare il mondo; la luna a sera baciava il sole accompagnandolo dietro l’orizzonte e rimaneva sospesa nell’aria, aspettando languida il suo ritorno. 

Così andò avanti per tanto tempo, finché, un giorno, il sole si affacciò dalle nuvole e per un motivo che mai nessuno è riuscito a capire, non svegliò la luna e continuò da solo a rimanere sospeso nell’azzurro del cielo. Andava da un punto all’altro con tanta disinvoltura e tanto piacere che dimenticò presto tanti anni di convivenza, quasi non fosse mai accaduto nulla; così preso dal sentire il mondo tutto suo e dal sentirsi ritenuto indispensabile, fece sua anche l’altra parte del giorno e pretese il cielo come sua personale proprietà. 

La luna si svegliò come al solito in orario, ad occhi chiusi cercò il sole ma non lo trovò e confusa cadde giù senza trovare alcun appiglio; da quel giorno iniziò a vagare la notte, triste e senza un sorriso, scura in viso, tanto che la chiamarono Lilith, la luna nera. 

Ogni tanto osservava il cielo e la nostalgia le riempiva gli occhi, le toglieva il fiato, sbarrava ogni strada alla speranza. Nessuno sa per quanto tempo vagò sulla terra, chiunque la incontrasse notava il suo sorriso spento e l’espressione dimessa, la tentazione di perdersi, la paura di ritrovarsi per poi rifare lo stesso sbaglio; ma un mattino di un giorno qualunque, si svegliò stranamente decisa; … Basta soffrire, basta piangere, chiudere tutto per tutti, con tutti, se non ti emozioni non soffri e lei era stanca di soffrire. Si alzò di scatto, sciolse i capelli lasciando che il vento li pettinasse per lei e si incamminò con lo sguardo deciso verso la strada dell’oblio. 

Era quasi a metà del cammino, quando istintivamente si voltò indietro, qualcosa l’aveva colpita ma non capì subito, almeno fino a quando non posò lo sguardo a terra; si… Ecco…. .ma come aveva fatto a non accorgersene ?!…… scagliata nitida contro la terra battuta c’era la sua ombra, immobile, che la osservava. 

Provò a muovere un passo e l’ombra la seguì, mosse le braccia ed anche l’ombra lo fece, provò a correre e l’ombra corse dietro lei. Da quando era caduta non aveva più visto la sua ombra, forse l’aveva perduta, forse era rimasta appesa al cielo, forse semplicemente non ci aveva più fatto caso; la sua ombra .. per la prima volta dopo tanto tempo la luna sorrise ed alzò lo sguardo al cielo ………. Il sole era li, sospeso che la osservava…… sorrideva anche lui. 

-“Finalmente sorridi” disse il sole con voce calma e suadente.

-“ Si sorrido, non so se grazie a te oppure alla mia ombra, ma sorrido”.

-“Perdonami”, disse il sole, “mi ero perduto anche io dietro me stesso, non sapevo come tornare senza ferirti ancora, ma ho sempre conservato la tua ombra con me”.

-“Ma come…. Non è possibile….. la mia ombra è qui con me?!?”.

Il sole sorrise dolcemente:
-“Quella non è la tua ombra, hai solo ritrovato te stessa proprio quando ormai non ti cercavi più”.

Lei sorrise ancora, si illuminò di nuovo ed una luce accecante li nascose per un attimo agli occhi del mondo. Nessuno sa cosa accadde in seguito, e forse è anche giusto così, ma da quel giorno nessuno la chiama più la luna nera e tutti ricordano come da una grande luce nacque e splende ancora Lilith la Nuovaluna.

              ..Aragorn..

1/2/2007