Un giorno incontrai una Donna. Era sola e seduta ai piedi di un tramonto. Guardava quella luce come se ne fosse parte. Sedetti accanto a lei, come se me lo avesse chiesto.
Mi parlò, ma senza che le sue labbra si schiudessero, né che i suoi occhi mi guardassero.
Fissava la luce, ed io, in essa, vedevo i suoi occhi, udivo le sue parole.
Non mi chiesi, in quell’attimo , chi fosse, perché ci conoscevamo. Sapevo di conoscerla da sempre, così come lei conosceva me. Quell’attimo era cosi e niente poteva cambiarlo. “Perché sei triste”mi chiese. “Non sono triste” risposi “sono confuso”. “Perché mai e da chi?” continuò. “Son confuso dall’amore. Non capisco più che cosa sia e ne ho paura.
Se non devo credere alle parole,
se non devo credere a ciò che vivo e percepisco come vero, a che cosa devo credere?” risposi “Che assurdo, l’amore non è nemico, o forse tu ora credi che lo sia?” “Non lo so” risposi“sono confuso e amareggiato”. “Ascolta e cerca di capire” disse. “Se noi siamo, è perché un atto d’amore ci ha creati. È l’amore il fuoco della nostra vita. Senza di esso si è aridi e spenti.
Non c’è luce negli occhi, non c’è caldo nel cuore, non c’è gioia sulle labbra”. In quel momento sentii più forte la sua luce. “Attento!” continuò. “Il vento gioca con i fiori, li dondola gioiosi, porta loro la carezza della terra,
ma se essi non hanno forti radici, il vento li strappa dalla loro terra ed essi muoiono.
Così è l’amore.
Gioca con noi, ci dondola nella gioia e porta a noi il più bel frutto della vita,
ma se noi non abbiamo animo forte, esso ci schiaccia e noi piangiamo lacrime d’amore ormai perduto”. “Che devo dunque fare io?” domandai. “Tu figlio, tu devi solo amare. Ma amare l’amore, la vita.
L’Amore che tu insegui soffierà altrove, su altri prati e si fermerà quando le sue radici lo sapranno sostenere.
Soffierà via perché è attraverso te che ha scoperto l’amore e ti ringrazierà volando via.
Ora non capisci ma un giorno sarà tutto chiaro. Devi esserne felice”. E mentre il sole, sempre più rosso, si calò nel mare, quella Donna svanì con esso. Solo oggi, davanti a questo sole che nasce, ho capito di aver incontrato L’Amore.
- Non ne vedo neanche una. E' mezzogiorno, e le stelle fanno capolino solo alla sera
- Dunque mi stai dicendo che le stelle esistono soltanto di notte?
- No, nient'affatto. Se ne stanno là, da qualche parte. Solo che non riesco a vederle
- Non sei ancora capace di attraversare i muri di cristallo, vero?
- Prego?
- Chiudi gli occhi, mia cara - suggerì l'Ammiraglio.
Lei li chiuse dolcemente.
- Durante il giorno, le stelle se ne stanno quatte quatte ad aspettare la notte per mostrare la luce. Ma loro brillano sempre, di giorno e di notte. Che cosa vedi, Paola?
Paola sorrise. Aveva ancora gli occhi chiusi.
- Che cosa vedi?
Lei sorrise di nuovo - Mi creda o no, Ammiraglio, ora guardo milioni e milioni di stelle!
- Le stelle aspettano la sera per mostrare la loro luce o sei tu a lasciarti trasportare dalla notte in pieno giorno?
Il guardiano del faro strinse forte le mani di Paola nelle sue - Tu hai appena attraversato un muro di cristallo. Non aprire gli occhi. Continua a fissare con la mente la tua magnifica notte stellata. E fra tutte le stelle del tuo cielo, raccogline una e fa, che Ia tua vita diventi la sua luce. Poi trasformala in una stella tanto speciale, tanto bella che tutte le stelle del cielo per un attimo smettano di brillare, soltanto per un istante, al solo cospetto di tanta luminosità
- L'ho presa! - gridò Paola.
- Bene! - rispose l'Ammiraglio - Ora è tua, per sempre. Dipenderà soltanto da te mantenerla viva e brillante per il resto della vita, giorno e notte. Lei sarà lì per te, sempre. Anche quando la tempesta è forte, e la tavola da surf si schianta contro gli scogli. E anche quando t'innamori e impari ad amare, quando ti specchi in lui e lui in te... lei è sempre là. Ma più di tutte le altre - precisò l'uomo - la tua stella brillerà quando ti lascerai trasportare sulle ali dei tuoi sogni.
- Proprio come la luce del suo faro - osservò lei.
Da "Il Guardiano del faro" di Sergio Bambarén..Aragorn..
ARWEN: Perché temi il passato? Tu sei l'erede di Isildur, non Isildur stesso. Non sei legato al suo destino. ARAGORN: Lo stesso sangue scorre nelle mie vene. La stessa debolezza. ARWEN: Il tuo momento arriverà. Affronterai lo stesso maligno. E tu lo sconfiggerai. A si i-Dhúath ú-orthor, Aragorn. Ú or le a ú or nin.(L’Ombra non domina ancora, Aragorn.. Non sopra di te e non sopra di me..Ti ricordi il momento in cui ci siamo incontrati per la prima volta?) ARAGORN:Nauthannen i ned ôl reniannen(Pensavo di essermi perso in un sogno) ARWEN:Gwennin in enninath.. Ù-'arnech in naeth i si celich. Renich i beth i pennen?(Lunghi anni son passati.. Tu non avevi la preoccupazione di andare avanti..Ti ricordi la parola che ti dissi?)
ARAGORN: Hai detto che ti saresti legata a me, rinunciando all'immortalità del tuo popolo. ARWEN: E a questo mi attengo. Preferirei dividere una sola vita con te, che affrontare tutte le Ere di questo mondo da sola. Io scelgo una vita mortale. ARAGORN: Non puoi darmi questa. ARWEN: È mia, da donare a colui che desidero. Come il mio cuore…
ARWEN: La luce della Stella del Vespro non cresce nè diminuisce. È mia, da donare a colui che desidero. Come il mio cuore. Dormi.. ARAGORN: Io sto dormendo. Questo è un sogno.. ARWEN: Allora è un bel sogno.. Dormi.. ARAGORN:Minlû pedich nin i aur hen telitha(una volta tu mi dicesti che questo giorno sarebbe venuto). ARWEN:Ú i vethed nâ i onnad. Boe bedich go Frodo. Han bâd lîn (non è la fine...è l’inizio. devi andare con Frodo. questa è la tua via).. ARAGORN:Dolen i vâd o nin(il mio sentiero mi è nascosto). ARWEN:Si peliannen i vâd na dail lîn. Si boe ú-dhannathach(esso è già segnato. non puoi ritirarti ora). ARAGORN: Arwen... ARWEN: Ae ú-esteliach nad, estelio han, estelio ammen(se non ti fidi di nient’altro... fidati di questo... fidati di noi).
Cadono i minuti Dal cielo dei ricordi E tu prendi forma Anche nella realtà. Ti sei fatta pensiero Minuta e solitaria Ti sei nascosta in me E tra le pieghe del mio cuore Parli sottovoce Parli a piena voce Parli e non ti fermi mai. E ti respiro all’aria T’intuisco in sogno Ti rincorro al vento O su un mare che non hai. Burrasca di parole tue Burrasca di pensieri miei Mare tempestoso Di pura gelosia. E non sei più mia Questo non l’accetto Non l’accetterò mai. Tu che vai via In un sogno non più mio Tra le labbra di qualcuno Che non ti ha sognato mai. E io inseguo i sogni E le lancette partoriscono i ricordi Il tempo prende forma E il tuo viso è di fronte a me E le tue labbra da baciare Le tue parole da impastare: Dolcezze e tenerezze Promesse dimenticate Sogni assassinati Col ricordo che ho di te Col dolore che ho di te. T’impasto tutto questo E ti lancio via. E non ti voglio più...
Tempo fa’ c’era il cuore di un bambino che batteva a più non posso, senza sosta, volenteroso della ricerca di un amore perduto Una volta sapeva tutte le favole di bambino, narrava di cavalieri e di eroiche gesta per l’amore di una principessa lontana.. Un tempo c’era il sogno di un bambino, offuscato dall’ombra di un mondo incantato, ma cresciuto troppo in fretta per poterlo realizzare. Una notte, un vecchio orologio malconcio rintoccava la mezzanotte ripetendo dodici volte di aver ingannato il tempo..
Oggi ho desiderato quel tempo, quella notte, l’epoca in cui imparai a volare e in cui mossi i miei primi passi fuori dalla grande finestra spalancata per volare verso un sogno infinito lontano oltre il mare d’argento alla ricerca del battito del cuore vergine delle delusioni incontrate
Fede e Speranza mi hanno condotto qui è ora di tagliare la fune e volare è ora di tornare indietro nel tempo e seguire il pallido chiaro di luna mentre apre lo scrigno un’altra volta l’oscuro scrigno delle meraviglie visto attraverso gli occhi di colui che ha ancora il cuore puro come una volta così lontano nel tempo per rivedere ciò che il mondo mi ha rubato così che questa notte io lo possa riportare indietro..
non sarò più spaventato di essere debole non sarò più troppo fiero di essere forte guarderò solo nello scrigno del mio cuore,
amico mio, ascolta i miei consigli.. se vuoi, inizia a ridere se devi, inizia a piangere sii te stesso non ti nascondere, credi nel destino, e nelle cose che avverranno, chiudi gli occhi e ritorna a sognare, non preoccuparti di ciò che dice la gente, segui solo la tua strada.. non rinunciare a sperare.. non perdere la possibilità di ritornare all’innocenza .. non è l’inizio della fine è il ritorno a te stesso il ritorno all’innocenza..
"Nulla mai nell'universo va perduto. Le cose perse in terra, dove vanno a finire? Sulla Luna. Nelle sue bianche valli si ritrovano la fama che non resiste al tempo, le preghiere in malafede, le lacrime e i sospiri degli amanti, il tempo sprecato dai giocatori. Ed è là che, in ampolle sigillate, si conserva il senno di chi ha perduto il senno, in tutto o in parte.
"La Luna quella notte passava proprio vicino alla montagna. Astolfo e san Giovanni Evangelista, salendo sul carro d'Elia, vedono il corno lunare farsi enorme e la Terra, là in basso, impicciolire, diventare una pallina. Per distinguervi i continenti e gli oceani, Astolfo deve aguzzare le ciglia.
"Passando la sfera del fuoco senza bruciarsi, entrano nella sfera della Luna, d'acciaio immacolato. La Luna è un mondo grande come il nostro, mari compresi. Vi sono fiumi, laghi, pianure, città, castelli, come da noi; eppure altri da quelli nostri. Terra e Luna, così come si scambiano dimensioni e immagine, così invertono le loro funzioni: vista di quassù, è la Terra che può essere detta il mondo della Luna; se la ragione degli uomini è quassù che si conserva, vuol dire che sulla terra non è rimasta che pazzia"
(Orlando Furioso raccontato da Italo Calvino).
Aspetterò La luna per partire Cavalcherò Le nuvole...
Finché sarà Davanti a me Quel senno che non trovi più
Affogherò In un mare che pesci non ha Ma io saprò resistere
Finchè sarà Davanti a te Quel senno che perdesti tu
Sotto la sabbia Continui a pensare All'angelico volto Di chi ti ferì un giorno
Tornerò Ti giuro ti guarirò Per sempre.. Per sempre.. Per sempre.. ..PER SEMPRE..
...Si racconta ancora di come un tempo, quando il cielo era una sola cosa con il mare, la luna fosse padrona degli spazi e dividesse a metà con il sole l’intero giorno; entrambi padroni del cielo, accarezzavano il mondo senza sosta, abbandonandosi spesso alle brezze del mattino oppure scaldandosi a vicenda per i freddi venti della notte.
Erano giorni incantati, ogni cosa aveva il suo giusto equilibrio e tutti ne gioivano, sorridevano, erano felici, sapevano che ad ogni lacrima sarebbe seguito un sorriso e ad ogni sorriso un motivo in più per ricominciare.
Il sole era il primo a far capolino tra le nuvole, svegliava la luna con una carezza e tenendola per mano, iniziava a scaldare il mondo; la luna a sera baciava il sole accompagnandolo dietro l’orizzonte e rimaneva sospesa nell’aria, aspettando languida il suo ritorno.
Così andò avanti per tanto tempo, finché, un giorno, il sole si affacciò dalle nuvole e per un motivo che mai nessuno è riuscito a capire, non svegliò la luna e continuò da solo a rimanere sospeso nell’azzurro del cielo. Andava da un punto all’altro con tanta disinvoltura e tanto piacere che dimenticò presto tanti anni di convivenza, quasi non fosse mai accaduto nulla; così preso dal sentire il mondo tutto suo e dal sentirsi ritenuto indispensabile, fece sua anche l’altra parte del giorno e pretese il cielo come sua personale proprietà.
La luna si svegliò come al solito in orario, ad occhi chiusi cercò il sole ma non lo trovò e confusa cadde giù senza trovare alcun appiglio; da quel giorno iniziò a vagare la notte, triste e senza un sorriso, scura in viso, tanto che la chiamarono Lilith, la luna nera.
Ogni tanto osservava il cielo e la nostalgia le riempiva gli occhi, le toglieva il fiato, sbarrava ogni strada alla speranza. Nessuno sa per quanto tempo vagò sulla terra, chiunque la incontrasse notava il suo sorriso spento e l’espressione dimessa, la tentazione di perdersi, la paura di ritrovarsi per poi rifare lo stesso sbaglio; ma un mattino di un giorno qualunque, si svegliò stranamente decisa; … Basta soffrire, basta piangere, chiudere tutto per tutti, con tutti, se non ti emozioni non soffri e lei era stanca di soffrire. Si alzò di scatto, sciolse i capelli lasciando che il vento li pettinasse per lei e si incamminò con lo sguardo deciso verso la strada dell’oblio.
Era quasi a metà del cammino, quando istintivamente si voltò indietro, qualcosa l’aveva colpita ma non capì subito, almeno fino a quando non posò lo sguardo a terra; si… Ecco…. .ma come aveva fatto a non accorgersene ?!…… scagliata nitida contro la terra battuta c’era la sua ombra, immobile, che la osservava.
Provò a muovere un passo e l’ombra la seguì, mosse le braccia ed anche l’ombra lo fece, provò a correre e l’ombra corse dietro lei. Da quando era caduta non aveva più visto la sua ombra, forse l’aveva perduta, forse era rimasta appesa al cielo, forse semplicemente non ci aveva più fatto caso; la sua ombra .. per la prima volta dopo tanto tempo la luna sorrise ed alzò lo sguardo al cielo ………. Il sole era li, sospeso che la osservava…… sorrideva anche lui.
-“Finalmente sorridi” disse il sole con voce calma e suadente.
-“ Si sorrido, non so se grazie a te oppure alla mia ombra, ma sorrido”.
-“Perdonami”, disse il sole, “mi ero perduto anche io dietro me stesso, non sapevo come tornare senza ferirti ancora, ma ho sempre conservato la tua ombra con me”.
-“Ma come…. Non è possibile….. la mia ombra è qui con me?!?”.
Il sole sorrise dolcemente: -“Quella non è la tua ombra, hai solo ritrovato te stessa proprio quando ormai non ti cercavi più”.
Lei sorrise ancora, si illuminò di nuovo ed una luce accecante li nascose per un attimo agli occhi del mondo. Nessuno sa cosa accadde in seguito, e forse è anche giusto così, ma da quel giorno nessuno la chiama più la luna nera e tutti ricordano come da una grande luce nacque e splende ancora Lilith la Nuovaluna.